zebra.appetiser: Solidarietà…e poi?

La solidarietà è uno degli strumenti più efficaci contro il virus Covid-19. Se lo volessimo davvero, il nostro vivere comune potrebbe migliorare sensibilmente a seguito della crisi.

Giuseppe Conte, Angela Merkel, il re di Spagna: capi di Stato di tutto il mondo fanno appello alla solidarietà dei*lle cittadini*e. Giornali, programmi radiofonici e internet amplificano gli appelli su scala globale: “la solidarietà è la migliore medicina”, “richiesta di solidarietà”, “ondata di solidarietà” – questi alcuni dei titoli a seguito del lockdown. Prendendoci cura degli*lle anziani*e e delle persone malate possiamo contribuire per fermare la rapida diffusione del virus, preservare gli ospedali dal collasso e salvare vite umane. Da mesi questa narrazione, sostenuta anche da politici e scienziati, influenza il modo di pensare e l’agire quotidiano di ognuno*a.

Abbiamo letto ritratti di “eroi”, che portano la spesa a domicilio alle persone malate e/o anziane. Milioni di persone restano a casa e rinunciano alle visite di amici*he e familiari. Dai balconi delle nostre abitazioni riecheggiano gli applausi di ringraziamento per il personale sanitario. Mantenendo la distanza personale ci diamo l’un l’altro una pacca sulla spalla: siamo solidali!

Esiste un altro lato di questa vicinanza quasi idilliaca tra le persone: elicotteri militari volteggiano in cielo, pattuglie di soldati sorvegliano i confini delle nazioni; gli Stati colpite duramente dal virus, come l’Italia, vengono lasciati soli dai Paesi vicini. Centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni drammatiche alle porte della Fortezza Europa, abbandonate in balia del virus senza alcuna protezione. A fine marzo, il Dipartimento federale di giustizia svizzero ha deciso di sospendere gli aiuti per i minori non accompagnati che si trovano nei campi di accoglienza in Grecia.

Questo scenario fa emergere diverse domande: a chi è indirizzata la nostra solidarietà, chi raggiunge e quali sono i suoi limiti? A cosa siamo disposti a rinunciare, affinché tutti abbiano una vita migliore? Il virus Covid-19 ci pone di fronte a queste questioni. Stando a quanto ci è noto finora, le persone giovani e senza problemi di salute pregressi sopravvivono al virus senza complicazioni. In molti casi la malattia fa il suo corso senza presentare alcun sintomo o si manifesta solo con un leggero raffreddore. Al contrario, le persone a rischio sono investite dalla forza distruttrice del virus: colpite da un‘acuta forma di polmonite e da gravi problemi respiratori molte di loro muoiono. Finora in Italia il dieci percento delle persone risultate positive al virus non è sopravvissuto alla malattia. Sars-CoV-2, però, non mette a dura prova solo il nostro sistema immunitario, sanitario ed economico.

Chi viene escluso?

Le organizzazioni sociali, gli aiuti internazionali per le catastrofi o per lo sviluppo sono modi in cui può declinarsi la solidarietà, che però nel mondo globalizzato appare sempre più relegata ai margini. Le organizzazioni che si occupano di rifugiati chiedono da tempo la chiusura dei campi profughi allestiti lungo i confini esterni dell’Europa e una ripartizione delle persone all’interno dell’UE. Gli*le ambientalisti*e esigono il rispetto degli Accordi di Parigi sul clima e un maggiore sostegno per i Paesi economicamente più deboli. Ci si appella alla solidarietà dei privilegiati verso i più deboli e vulnerabili. Eppure, spesso questi appelli restano inascoltati dalla maggior parte della società e dai decisori politici. I campi profughi ai confini europei continuano a esistere e il livello di CO2 nell’aria è sempre più alto.

Allo stesso tempo si diffonde in Europa un altro tipo di solidarietà, sostenuta e alimentata dalle destre. Gruppi xenofobi si oppongono alla globalizzazione e invocano la solidarietà nazionale. Si tratta di una solidarietà che esclude chi la pensa diversamente o chi viene da un altro Paese o ha un colore di pelle diverso. Nel libro «Solidarität: Die Zukunft einer grossen Idee», Heinz Bude parla di uno “scontro delle solidarietà “, che si inasprisce in modo particolare sul tema della migrazione. Dove si inserisce allora l’attuale ondata di solidarietà e a quale modello di Europa fa riferimento? È una solidarietà aperta e inclusiva o esclude ed emargina alcune persone a scapito di altre?

Le storie riportate dai media mostrano un quadro esiguo della società e raccontano perlopiù esperienze della maggioranza dominante: il giocatore di hockey professionista e la sua malattia, un’insegnante alle prese con la didattica a distanza, un medico in servizio in un ospedale al collasso, una parrucchiera disoccupata fa la spesa per una vicina di casa anziana. Tutti*e loro sono state sicuramente colpiti*e dalla crisi, ma molti*e altri*e restano nell’ombra: i*le lavoratori*rici stagionali, le persone senza dimora, richiedenti asilo e rifugiate. Persone che vivono vicini a noi e in Paesi più lontani. Ognuno*a di loro avrebbe una storia da raccontare, ma raramente hanno la possibilità di far sentire la propria voce.

Il nostro comportamento è fondamentale

Molte volte proprio nel momento di crisi si traccia la linea di demarcazione tra l’inclusione e l’esclusione delle persone. Nel corso della storia dell’umanità la solidarietà è stata riservata per secoli ai membri della propria famiglia e stirpe. Forse è più semplice esprimere la propria vicinanza a chi è più simile a noi dal punto di vista sociale e culturale. Se la si confina entro i limiti territoriali del proprio Paese di appartenenza il nazionalismo è a un passo.

Gli inviti di un Presidente possono essere un impulso, ma la solidarietà non la si può comandare. Se supererà la pandemia, noi tutti*e dovremo rafforzare la nostra empatia per estendere i confini della solidarietà. Alla fine, essa ha valore solo se si traduce in azioni concrete. Le possibilità in questo senso sono molte: potremmo chiamare tutte le persone sole, chi continua a percepire uno stipendio potrebbe mettere da parte più soldi possibili che in questo momento delicato potrebbero essere usati dalle organizzazioni umanitarie. Una raccolta firme potrebbe richiedere l*accoglienza dei minori non accompagnati che attualmente vivono nei campi profughi in Grecia. Si potrebbero appendere alle reti che circondano i parchi delle nostre città vestiti e generali alimentari per le persone che ne hanno bisogno, come accaduto a Berlino e Amburgo.

La pandemia che stiamo vivendo presenta al tempo stesso pericoli e possibilità. È comprensibile che i Paesi particolarmente colpiti dal virus in questo momento pensino soprattutto ai propri interessi, così come ognuno di noi rivolge la propria attenzione prima di tutto a sé stesso, ai*lle nostri*e amici*he e familiari. Il passo successivo è determinante: guardare al nazionalismo isolazionista o capire una volta per tutte che siamo un’unica umanità su un unico pianeta?

Forse allora Sars-CoV-2 può fornirci un ulteriore insegnamento. Quando indossiamo le mascherine, manteniamo le distanze personali e assistiamo al calare della diffusione del virus, vediamo che ogni singolo individuo può fare la differenza. Il nostro comportamento è decisivo per il futuro. Il potere del singolo individuo e la solidarietà partecipata che supera i confini nazionali, infatti, possono farci uscire una volta per tutte dal momento di crisi.

Infobox:

Solidarietà: [der. di solidario, sull’esempio del fr. solidarité] designa, su un piano etico e sociale, il rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento di appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità.

Fonte: Treccani

Articolo tratto dal giornale di strada svizzero Surprise / INSP.ngo ­SIMON JÄGGI

Citazioni:

  1. A chi è indirizzata la nostra solidarietà e quali sono i suoi limiti?
  2. Emergono molte domande e aspetti poco chiari
  3. Così facendo il nazionalismo è dietro l’angolo
  4. La solidarietà ha valore se la si traduce in azioni concrete

Didascalie:

  1. Alcuni disegni dei*lle bambini*e della scuola materna di Millan
  2. Chi solidarizza con le persone che non riescono a far sentire la propria voce
  3. Bolzano, marzo 2020
  4. Nel dibattito attuale si discutono solo alcuni dei temi più importanti
  5. Se davverò sarà così, dipenderà anche dalla nostra capacità di essere solidale