Uno spazio per la speranza

Giovedì 15 novembre a Cajazieras, uno dei quartieri più poveri della metropoli brasiliana Salvador de Bahia, si sono aperte per la prima volta le porte del centro culturale Aguas Claras. Solo un anno fa per gli abitanti del quartiere era impensabile girare tranquillamente per strada, poiché la zona era controllata dai narcotrafficanti. Ora però si è riaccesa la speranza per le giovani famiglie di Cajazieras, poiché grazie alla stretta collaborazione con l’oew, la generosa donazione di un uomo della val di Casies e il sostegno dell’Ufficio per gli Affari di Gabinetto della Provincia, è stato possibile terminare la costruzione del centro.

Quando i giovani genitori e bambini del quartiere, dopo aver lottato per la costruzione di un centro culturale a Cajazieras, hanno attraversato per la prima volta la porta blu appena verniciata, non hanno potuto trattenere le lacrime. Solo un anno fa, il luogo dove ora sorge il centro culturale, era terra di nessuno. Il quartiere, abitato soprattutto da famiglie trasferitesi dalla campagna alla città, negli ultimi anni era diventato una piazza di spaccio per narcotrafficanti e bande armate, quindi estremamente pericoloso.

Pina Rabbiosi, è la coordinatrice e cofondatrice del progetto sociale “Casa do sol“ a Salvador de Bahia. Nel 1997 è arrivata nel quartiere assieme al missionario Luis Lintner, ucciso qualche anno dopo proprio su quelle strade. La donna, da qualche tempo, era venuta a conoscenza dell’intenzione di alcuni genitori di Cajazieras di creare un “espacio cultural“ nel quartiere, per rivitalizzarlo e dare un luogo sicuro a bambini e ragazzi. Pina Rabbiosi, che già da anni collabora con l’oew-Organizzazione per Un mondo solidale, si è rivolta all’organizzazione e ad alcuni sostenitori altoatesini in cerca di sostegno. La fortuna ha giocato le sue carte quando un generosissimo donatore della val di Casies, una volta andato in pensione, ha deciso di impegnare la sua indennità nel finanziamento del nuovo centro culturale.

L’oew inoltre ha richiesto un ulteriore finanziamento per la costruzione del nuovo centro all‘Ufficio per gli Affari di Gabinetto della Provincia di Bolzano. Dopo un anno di intenso lavoro il centro è stato completato nel mese di novembre del 2018 e ospiterà, tra le altre cose, anche un asilo, corsi di danza e percussioni per bambini e ragazzi, un gruppo teatrale e un circolo di lettura.  I lavori di costruzione non sono certo stati semplici, dato che i narcotrafficanti del quartiere minacciavano e intimorivano quotidianamente i volontari all’opera. Alla fine, però, ha vinto il coraggio.

“Molte persone del vicinato hanno contribuito alla costruzione del centro, sporcandosi le mani in prima persona“, spiega Pina Rabbiosi. Il loro coraggio e il loro impegno hanno portato a buoni risultati, anche perché con l’andare del tempo persino le bande di narcotrafficanti hanno riconosciuto la finalità positiva del progetto.

“La nostra esperienza ci ha dimostrato che è possibile creare spazi protetti anche in ambienti profondamente segnati da paura e violenza. Questo è il solo modo per ridare speranza e autonomia alle persone“, continua la donna.  Più di tutti però sono i bambini e i ragazzi ad aver bisogno di luoghi sicuri, dove poter trascorrere il loro tempo libero senza paura e, soprattutto, dove poter immaginare e realizzare un futuro lontano dalle droghe e dalla violenza.

La bolzanina Elisabeth Avi è ben consapevole che progetti di questo tipo possono essere realizzati solo grazie alla collaborazione di più persone. La donna, vicina al progetto a Salvador de Bahia sin dai tempi di Luis Lintner, non ha mai smesso di credere al potere dei singoli individui: “Ciò che mi entusiasma della Casa do Sol e ora anche di Aguas Claras, è l’immenso impegno di tutti i collaboratori. Sono soprattutto le donne a dedicare la loro passione e il loro tempo libero a questi progetti, anche se faticano ad arrivare a fine mese. Chi trae ogni giorno i maggiori benefici da questi progetti sono i bambini più poveri di cui, altrimenti, nessuno si curerebbe.”

La realizzazione di questa utopia reale è stata possibile anche grazie all’azione e al contributo di molti altoatesini. Il direttore dell’oew Matthäus Kircher sottolinea: “Il successo di questo progetto ci dimostra perché ha ancora senso impegnarsi a favore delle persone svantaggiate e marginalizzate e di dare a loro la possibilità di combattere per i loro diritti. Sono questi i gesti che rendono una società davvero tale.“