zebra.appetiser

A partire da dicembre, proporremo ogni mese la traduzione di un articolo del nostro giornale di strada sul sito dell’OEW. Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione di zebra. di dicembre 2019/gennaio 2020:

Questo non serve!

L’Alto Adige eccelle in molti settori della società, ma per affrontare la questione delle persone senza dimora e senzatetto ricorre ciclicamente a soluzioni emergenziali, che combattono il sintomo e non la causa di questa condizione sociale: sgomberi, DASPO, dormitori di emergenza. Chi sono le persone che vivono in strada? Perché si trovano in questa situazione? Come viene affrontata la questione in altre realtà?

Uno sgombero a fine ottobre a Bolzano 2019

A fine ottobre la tenda verde che Alagie aveva acquistato per 29,90 euro al Twenty è finita in prima pagina sul quotidiano Tageszeitung. Il suo giaciglio sotto il ponte Campill a Bolzano era stato sgombrato il giorno prima. Mentre il ventenne gambiano era al lavoro, un amico lo ha avvisato che quella notte non avrebbe più trovato il suo riparo di fortuna. Fortunatamente Alagie aveva con sé i suoi effetti personali e lo zaino. Le notti successive ha dormito sulle panchine e nelle baracche dell’areale ferroviario.

Chi sono queste persone?

Un freddo pomeriggio di novembre Alagie e Federica Franchi siedono in un bar di via Carducci a Bolzano. Federica è attiva da anni a Bolzano come volontaria della società civile. Rispetto a un paio di anni fa riesce “a dosare meglio le energie, anche a livello emotivo. L’impegno sociale è spesso fonte di frustrazione, perché si ha la sensazione di ingaggiare una battaglia contro i mulini a vento”. La 48enne bolzanina è un fiume in piena, sono tante le situazioni di emarginazione e abbandono che incontra ogni giorno. Proprio ieri si è occupata di una famiglia libanese: madre, padre e due bambini che per tre notti hanno dormito al pronto soccorso. Per queste quattro persone sembra non ci sia un luogo in cui essere accolte. “Questo non può succedere”, afferma la volontaria.

Le persone senza dimora e senza tetto a Bolzano si trovano in strada per ragioni diverse (v. infobox). Un folto gruppo è costituito da ragazzi provenienti da paesi extra – UE, in età compresa tra i 20 e 30 anni e titolari di un titolo di soggiorno. Molti hanno anche un lavoro, ma ciò che impedisce a questo gruppo di persone di costruirsi un futuro stabile è la difficoltà di accesso al mercato immobiliare. Un problema che in Alto Adige, dove la richiesta di lavoratori è alta, ha un peso doppio.

Un altro gruppo, formato da persone prevalentemente di provenienza europea, in età compresa tra i 30 e 40 anni, soffre di problemi di dipendenza e di salute. Per loro mancano percorsi a lungo termine, alternativi alla vita di strada. Il divieto di consumare alcol e l’impossibilità di ingresso per i loro cani nelle strutture diurne e notturne rende loro più difficile l’accesso ai servizi del territorio.

Chi sono i senzatetto a Bolzano?

Dopo accurate ricerche, è possibile far rientrare la maggior parte delle persone senzatetto presenti in provincia in una di queste categorie:

Chi ha concluso il percorso di richiesta di asilo o che dispone di un altro documento di soggiorno valido. Queste persone spesso lavorano, ma difficilmente riescono a permettersi un’abitazione nel libero mercato immobiliare, mentre le strutture abitative predisposte e già presenti sono sovraffollate.

Chi attende di ricevere una risposta alla sua richiesta d’asilo e i cosiddetti “fuori quota”, ovvero persone in cerca di asilo che sono giunte autonomamente sul territorio e non rientrano nelle quote di assegnazione statali del Ministero Dell’Interno. Non sono quindi inclusi nelle strutture d’accoglienza per richiedenti asilo del territorio.  

Cittadini/e UE- e non-UE, spesso in età avanzata e che già da anni vivono in strada. Spesso soffrono di forme di dipendenza e hanno problemi di salute. Dato che in molte strutture di accoglienza il consumo di alcol è vietato, i cani non sono ben accetti e non è possibile essere ospitati in coppia, molti di loro scelgono di restare in strada.

Una situazione precaria

A fine novembre, Chiara Rabini, referente del Consiglio Comunale in materia di richiedenti asilo e rifugiati, ha presentato la relazione annuale che fotografa la situazione attuale dei richiedenti asilo, rifugiati e delle persone senza dimora e senza tetto nel comune di Bolzano. Secondo il suo rapporto, a ottobre 2019, 458 persone erano ospitate nei dormitori e nelle strutture per lavoratori della città. I dormitori dell’”emergenza freddo” accolgono le persone dalle 20:00 alle 8:00 della mattina successiva, che trascorrono così il resto del giorno in strada. In inverno ciò è particolarmente gravoso, date le basse temperature. A Bolzano è attivo un centro diurno per persone senza dimora, ma l’accesso è consentito solo ai cittadini dell’UE. In alcuni dormitori i posti letto sono garantiti per 60 giorni, allo scadere dei quali la persona deve iscriversi nuovamente in lista di attesa. Secondo il report della consigliera comunale al momento sono 80 le persone iscritte in lista di attesa per un posto al dormitorio “Ricovero Notturno – Emergenza Freddo” di via Comini, che accoglie 95 persone.

Le ricerche relative al numero delle persone iscritte nelle liste di attesa dei dormitori, delle strutture residenziali per senza dimora e per le case per lavoratori (per le quali gli inquilini pagano una quota di affitto) delineano una situazione critica: più di 100 persone sono iscritte nelle liste di attesa dei dormitori di Bolzano e Bressanone, circa 150 persone singole più di 40 famiglie nelle liste delle strutture abitative temporanee a Bolzano. Per le strutture abitative IPES “Casa Albergo per lavoratori” di Merano e Bolzano, sono circa 500 le persone in lista di attesa. Non tutte le strutture e associazioni del terzo settore sono state disponibili a fornire informazioni. Il progetto residenziale “Casa della Solidarietà” a Bressanone, che non gode di finanziamenti pubblici, ha temporaneamente sospeso la lista di attesa, perché sono più di 50 al momento le persone in attesa di un posto letto. Una collaboratrice della struttura ha affermato che molte delle persone che attualmente vivono in Casa hanno un lavoro stabile e regolare, ma risulta loro quasi impossibile trovare un appartamento o una stanza in affitto, anche in condivisione. Questa situazione è diffusa su tutto il territorio. A fine novembre, presso la Caserma Ex – Gorio, sono stati allestiti ulteriori 32 posti letto per lavoratori (accesso dalle 20:00 alle 8:00). A inizio dicembre un gruppo di cittadini ha aperto una casa, messa a disposizione da un privato, per accogliere almeno 40 delle persone in lista di attesa per un letto al dormitorio di via Comini. Un’iniziativa encomiabile che però non può né deve sostituire un intervento delle istituzioni preposte a questo compito. Il bisogno sul territorio è chiaramente maggiore e richiede uno sviluppo a lungo termine e una risposta strutturale.

Per alcuni è immondizia, per altri casa

La società civile si attiva

Oltre alle organizzazioni del terzo settore (Caritas, Volontarius, San Vincenzo) che si occupano della gestione di strutture residenziali e notturne, distribuzione vestiti e pacchetti alimentari, servizio docce e mensa, un centro diurno per cittadini delle UE, banco farmaceutico, ecc, sul territorio sono molti i volontari della società civile da anni impegnati in questo ambito. Attraverso il loro lavoro hanno stretto relazioni significative con le persone che vivono in strada, forniscono loro informazioni, organizzano e offrono un aiuto a bassa soglia. A ottobre, alcuni di loro, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni e associazioni del territorio e agli studenti e le studentesse dell’Università di Bolzano si sono dati appuntamento alla conferenza “Obdachlos in Bozen”. L’evento, organizzato dalla giornalista e volontaria Lissi Mair, dalle associazioni Volontarius e San Vincenzo e dall’Uni Bz, ha riscosso molto interesse e un ottimo successo in termini di pubblico. Durante la giornata sono intervenuti alcuni professionisti del settore, attivi in realtà estere: Willy Nadolny della Bahnhofmission Berliner Zoo, don Wolfgang Pucher del Vinzidorf di Graz e Daniela Unterholzner del progetto neunerhaus di Vienna (v. intervista).

Nel corso del convegno sono state analizzate diverse pratiche di intervento ed è stata fatta una riflessione rispetto alle possibili strategie o iniziative da introdurre a Bolzano per migliorare la condizione delle persone che vivono in strada. Nel capoluogo non c’è un luogo in cui le persone possono custodire i propri effetti personali e al quale accedere liberamente. In questo senso, semplici armadietti potrebbero costituire per molti una soluzione. Lo stesso vale per un centro diurno, aperto a tutte le nazionalità, dove le persone potrebbero trovare un luogo in cui trascorrere le giornate, curare i propri bisogni primari e, con il sostegno di operatori sociali formati, intraprendere un percorso progettuale volto al reinserimento sociale.

Un altro fattore che porta all’esclusione di alcune persone senza dimora è il divieto di consumo di alcol all’interno delle strutture. Poche settimane fa, a Innsbruck ha aperto il centro diurno “Nikado”, in cui chi vi accede può consumare basse percentuali di alcol. È raro che persone in là con l’età, che da tanti anni consumano sostanze, riescano ad accedere ai servizi in cui ciò non è consentito, anche in dose minime. Il “Vinzidorf” di Graz affronta concretamente questa realtà e dà alle persone la possibilità di vivere la vecchiaia in un contesto e condizioni di vita dignitose.

Per l’associazione neunerhaus una stabile situazione abitativa è il presupposto fondamentale per un inserimento sociale di successo. Le persone accolte negli appartamenti dell’organizzazione lottano contro la propria dipendenza o s’impegnano nella ricerca di un’occupazione solo in un secondo momento. Gli studenti del corso di laurea in Eco Social Design dell’Università di Bolzano hanno promosso una campagna di sensibilizzazione e un progetto di upcycling, di cui hanno beneficiato le persone senza dimora e senza tetto. Il successo del convegno ha mostrato che il tema sta a cuore a molti e che l’impegno e la volontà per migliorare strutturalmente la situazione nel nostro territorio ci sono. Molti hanno espresso anche la frustrazione per la situazione attuale in provincia di Bolzano. Spesso i volontari si sentono poco considerati e, a volte, del tutto abbandonati dalle istituzioni. Le conclusioni del convegno: le responsabilità non dovrebbero essere delegate ai volontari, ma servirebbero decisioni  politiche, strategie a lungo termine e una lobby per le persone senza dimora e senza tetto.

Senza dimora e impiegati: la clientela del neunerhaus Café è varia. Gli avventori stabiliscono il prezzo delle consumazioni in base alle loro possibilità  economiche.

Senza dimora
Persone che vivono in strada da molti anni. La maggior parte di loro soffre di gravi problemi sanitari e psicologici. Un loro processo di re-integrazione nella vita sociale e lavorativa risulta difficile.

Senzatetto
Si descrivono come “senzatetto” tutte quelle persone che non hanno un alloggio e che vivono in strada o comunque all’aperto, trovando riparo sotto un ponte o in un parco. Senzatetto sono anche le persone accolte nei ricoveri adibiti, nei posti letto d’emergenza o di fortuna, che soggiornano in strutture per un tempo limitato, come ad esempio i dormitori di transizione, nei rifugi o negli ostelli. Anche le donne e i bambini che sono stati messi in protezione dopo aver subito violenza o i richiedenti asilo, appartengono a questo gruppo. A questa categoria appartengono anche le persone uscite da alcuni istituti (casa di cura, carcere, centro di affidamento) a cui manca ancora una casa.

Senza alloggio garantito
A questa categoria appartengono le persone che trovano rifugio temporaneo presso conoscenti o famigliari, senza residenza né titolo giuridico (un contratto d’affitto), che dipendono quindi dalla volontà di altre persone, così come chi occupa un terreno o una casa illegalmente, abitando senza garanzie. Tra queste persone si trovano anche coloro che sono minacciati di sfratto legale o da violenza domestica nella propria casa.

Condizioni abitative insufficienti
In questo caso, si parla di quelle persone che vivono in abitazioni ritenute “non convenzionali”, case dichiarate “inabitabili”, roulotte e tende. A questo elenco si aggiungono anche i garage, le cantine, le soffitte ecc.  Anche abitare in stanze che non rispettano i requisiti minimi o sono sovraffollate, rientra in questa categoria.

Tra divieti e sgomberi

L’emarginazione sociale è un tema politicamente molto caldo. Seppur innovativi, i progetti abitativi per le persone di strada non portano voti. Sgomberi e divieti, invece, guadagnano le prime pagine dei giornali e danno la percezione di una risposta rapida ed efficace da parte delle istituzioni. È evidente che le persone allontanate non scompaiano nel nulla, ma trovino un altro luogo in cui piazzare la propria tenda o un’altra panchina su cui trascorrere la notte, solo meno visibile. Solo a uno sguardo superficiale, infatti, provvedimenti quali il divieto al consumo di alcol o all’elemosina, l’installazione di telecamere, il DASPO urbano, la riduzione dello spazio sociale o barriere architettoniche sotto i ponti rappresentano una soluzione. Durante il suo intervento al convegno di ottobre, Daniela Unterholzner ha fornito un esempio esemplificativo in questo senso: nel 2018, a Vienna fu introdotto il divieto di consumare alcolici nel Praterstern, una zona della città in cui molte persone senza dimora erano solite passare le giornate. Il divieto non risolse il problema: le persone si spostarono e per gli streetworker fu molto più difficile entrare in contatto con loro e lavorare in un’ottica di prevenzione e riduzione del danno. Nelle zone circostanti, inoltre, crebbero le lamentele e diminuì la percezione di sicurezza della cittadinanza. “Fa la differenza se i senza dimora siedono alla luce del sole nel loro solito parco, sotto lo sguardo degli operatori sociali e, quando necessario, della polizia, o se devono nascondersi nei cortili delle abitazioni”, afferma Daniela Unterholzner. Provvedimenti del genere – a Bolzano è stato da poco introdotto il DASPO urbano – portano a un’ulteriore marginalizzazione delle persone, le quali hanno maggiori inibizioni e difficilmente arrivano a chiedere l’aiuto dei servizi. Quando a Bolzano le persone lasciano il posto agli alberi di Natale, a una ruota panoramica e alle casette di legno del mercatino, ne guadagnerà l’immagine della città, ma non la situazione delle persone di strada, che si sono solo spostate da un’altra parte e diventano ancora più “invisibili”.

Esistono altri mo(n)di

Tralasciando gli aspetti morali, numeri e cifre indicano che investimenti in spazi abitativi e lavoro sociale portano a risultati migliori per la collettività, più di quanto non facciano divieti, sgomberi e strumenti di videosorveglianza. Studi realizzati in altri paesi e città mostrano che, in presenza di investimenti in progetti e misure di inserimento sociale innovativi, a lungo termine i costi per la collettività si riducono sensibilmente. La Finlandia, per esempio, lo scorso anno ha annunciato che sul suo territorio non vi sono più persone costrette a vivere in strada. La ragione principale di questo successo è l’Housing First (v. infobox). In molti paesi si sta affermando la convinzione, confermata dalle statistiche, che una situazione abitativa stabile rappresenti la soluzione più efficace e permetta alle persone ai margini di riprendere in mano la propria vita. Anche in diverse città italiane (Torino, Milano, Napoli) sono iniziati progetti di Housing First.

Le persone restano

Ogni settimana arrivano sul territorio richiedenti asilo “fuori quota” (v. infobox) e “dublinati” (richiedenti protezione internazionale che hanno visto diniegata la propria richiesta in un altro paese europeo o rimandati in Italia da altri paesi dell’UE perché qui avevano lasciato le impronte digitali). Nei prossimi mesi, inoltre, alcune persone usciranno dai progetti di accoglienza del territorio. Per alcuni la procedura di richiesta di protezione internazionale giungerà al termine. Alcuni hanno un lavoro ma data la situazione corrente è alta la probabilità di non trovare un alloggio. Altri, che riceveranno un diniego definitivo o che perderanno il titolo di soggiorno in seguito alle modifiche apportate dalla “Legge Salvini”, diventeranno da un giorno all’altro “illegali” e andranno a infoltire la schiera degli invisibili.

Alagie, oggi ventenne, è arrivato in Italia come minore straniero non accompagnato. Ha trascorso anni in diverse strutture di accoglienza del paese prima di ottenere una protezione. Uscito dal circuito dell’accoglienza, è stato lasciato solo. Lo scorso anno ha portato a termine un percorso formativo di sei mesi in ambito edile, finanziato dal Fondo Sociale Europeo. In questi mesi sopravvive grazie a lavori precari e ancora oggi vive in strada.

L’accesso al mercato immobiliare è un problema che colpisce la cittadinanza intera, non solo le persone ai margini della società, le quali però vengono criminalizzate perché piantano la propria tenda sotto un ponte e creano, secondo alcuni, il cosiddetto degrado.

Il fenomeno delle persone senza dimora e senza tetto in provincia di Bolzano viene trattato ancora come un’emergenza improvvisa che necessita di soluzioni e provvedimenti rapidi. “Soluzioni” di questo tipo evidenziano ancora di più l’assenza di iniziative e progetti a lungo termine per le persone che vivono in strada. Si tratta di una sfida cui la società intera, istituzioni in primis, è chiamata a rispondere con coraggio. Tutti insieme. Meglio oggi che domani.

Tu sei importante!

Questo è il motto di neunerhaus che offre la possibilità di una vita indipendente e nuove prospettive ai senzatetto e alle persone a rischio povertà. Dal 2017 Daniela Unterholzner, originaria dell’Alto Adige, dirige l’organizzazione sociale viennese. Nel neunerhaus Café a Vienna, zebra. ha dialogato con lei.

Com’è nato il progetto neunerhaus?

Alla fine degli anni ’90 erano sempre di più i giovani che, a Vienna, vivevano per strada. C’erano offerte e dormitori per le persone senzatetto, ma molti di loro decidevano di non usufruire di questi servizi. Molti erano alcolisti e, in quelle strutture, il consumo di alcol era vietato, oppure non era possibile vivere lì con il loro cane o non potevano essere ospitati in coppia. Su iniziativa della cittadinanza è nata neunerhaus – una casa in cui le persone potevano avere accesso indipendentemente dalla loro situazione e, una volta accolti, si sarebbe sviluppato con loro un percorso di inserimento sociale.

Che cos’è diventato oggi?

Attualmente, nei tre condomini e nei 212 appartamenti sparsi per tutta la città, abitano circa 600 persone e un terzo di loro sono bambini. Inoltre, neunerhaus dispone anche di un centro medico per senzatetto e per chi non ha l‘assicurazione, oltre che di una clinica veterinaria e di un Café. Il nostro è un lavoro sociale a bassa soglia e il nostro credo è molto semplice: tu sei importante e vogliamo lavorare con te!

Che cosa si intende per lavoro “a bassa soglia”?

neunerhaus coinvolge persone che si trovano ai margini della società e, per loro, cerca di costruire un ponte attraverso il quale rientrare a far parte del “sistema”. I nostri operatori sociali sono ovunque e non sono riconoscibili. Lavorano in maniera interdisciplinare, collaborando con medici e con il personale amministrativo. Gli operatori siedono nel Café e sono sempre disponibili ad uno scambio, stanno vicini alle persone prima che vengano accettate al centro medico, le accompagnano alle visite o donano ascolto ai padroni dei cani operati nella clinica veterinaria. Molti di loro, infatti, possono contare solo sul proprio animale.

Per neunerhaus il tema dell’abitare è centrale. Come mai?

Il diritto all’abitare, non senza motivo, è riconosciuto come diritto umano. Una situazione abitativa sicura è alla base di una vita equilibrata e dignitosa e questo fatto è alla base della missione di Housing First, con cui collaboriamo dal 2012.

Qual è stato il contributo di Housing First?

Housing First è una delle risorse centrali per ritornare responsabili di sé stessi. Il modello scalare viene superato e, sin dal primo giorno, le persone ricevono la propria abitazione con un contratto di locazione a lungo termine. Questo ha molti vantaggi e conferma ancora una volta che, nella norma, ogni persona è in grado di vivere da sola, a meno che il suo stato di salute non glielo permetta. Il nostro è un approccio non paternalistico, con consultazioni individuali pensate per ciascuna persona. Che questa sia una forma vincente ce lo confermano i numeri e i contratti stabili per il 94% delle nostre abitazioni.

Come si vive negli appartamenti neunerhaus?

Nelle nostre case tutti hanno la propria chiave, non c’è un portiere né sono programmate visite di controllo. Le abitazioni sono sparse in tutta la città e, nel migliore dei casi, i vicini non sanno nemmeno che nella casa accanto vivono clienti di neunerhaus. Questo lavoro sociale è volontario e questa fiducia data sin dal primo giorno viene accolta molto bene. Le persone possono fissare un appuntamento tranquillamente, in casa o in ufficio, con il loro operatore di riferimento.

Dove trovate gli appartamenti?

neunerhaus ha fondato la propria agenzia immobiliare: neunerimmo. Il suo obiettivo è mettere in contatto e far collaborare la branca immobiliare e l’organizzazione sociale, acquisire abitazioni a prezzi accessibili, affittare e sviluppare nuovi progetti assieme ai costruttori. Nel frattempo, veniamo contattati anche da privati che dispongono di più appartamenti e che li mettono a disposizione di neunerimmo.

Com’è la situazione abitativa a Vienna?

A Vienna vige un buon sistema, con abitazioni a prezzi accessibili e appartamenti gestiti da cooperative e dal comune. In proporzione, ci sono meno case di proprietà e meno affitti privati. C’è una forte tradizione di pubblica utilità. Malgrado questo però gli affitti sono aumentati del 40 per cento dal 2008, così come si è alzato il numero dei prestiti e dell’assistenza ai senzatetto.

Qual è il suo augurio per il futuro?

Il nostro non è un obiettivo semplice: mettere una parola fine a tutti i fenomeni che comportano la mancanza di un tetto sopra la testa. Io credo che sia possibile, ma affinché questo accada è necessario un cambio di prospettiva. La domanda da porsi in futuro non dovrà essere “come facciamo a includere queste persone nell’assistenza?”, ma piuttosto “come farle uscire dall’assistenza e reinserirle nella società”?

Lisa Frei . Alessio Giordano