Südtiroler Leserschaft rettet zebra.

Auch im Mai erscheint aufgrund der Corona-Krise keine neue Ausgabe der Straßenzeitung zebra. Nur Dank der großen Solidarität vonseiten der Südtiroler Leserschaft konnten die über 60 Männer und Frauen in schwierigen Lebenssituation in den Monaten des Einkommensausfalls finanziell überbrückt werden. Über 1.000 Menschen in und außerhalb Südtirols haben durch die Bestellung einer Solidaritäts-zebra. und Spenden diese schnelle Hilfe möglich gemacht. Bis zum 3. Juni, an dem die neue Ausgabe erscheint, unterstützen uns die Weltläden in Sterzing, Brixen, Bruneck, St. Ulrich und Kastelruth beim Verkauf der Zeitung. Sie können direkt neben der Kassa gegen Spende erworben werden.

Repair Café Brixen . Bressanone

Es ist ein Ort, an dem sich alle Generationen treffen: Das Repair Café Brixen-Bressanone. Durch die Coronakrise mussten die meisten Termine im Frühjahr abgesagt werden, weiter geht es im September 2020, jeden zweiten Donnerstag im Monat. Bis dahin suchen die Initiator*innen freiwillige Reparateur*innen, die reparieren, was das Zeug hält: vom durchlöcherten Pulli bis hin zum rauchenden Wasserkocher. Interessierte können sich bei OEW-Mitarbeiterin Verena Gschnell unter 333 3335241 melden.

Nächster Termin: September 2020
Wegwerfen? Konnsch dor vorstellen!

Was macht man mit einem Stuhl, der nur noch wackelt? Mit einem Toaster, der für nichts mehr brennt? Mit einem Pulli, den Motten zum Anbeißen fanden? Mehr lesen „Repair Café Brixen . Bressanone“

zebra.appetiser: Solidarietà…e poi?

La solidarietà è uno degli strumenti più efficaci contro il virus Covid-19. Se lo volessimo davvero, il nostro vivere comune potrebbe migliorare sensibilmente a seguito della crisi.

Giuseppe Conte, Angela Merkel, il re di Spagna: capi di Stato di tutto il mondo fanno appello alla solidarietà dei*lle cittadini*e. Giornali, programmi radiofonici e internet amplificano gli appelli su scala globale: “la solidarietà è la migliore medicina”, “richiesta di solidarietà”, “ondata di solidarietà” – questi alcuni dei titoli a seguito del lockdown. Prendendoci cura degli*lle anziani*e e delle persone malate possiamo contribuire per fermare la rapida diffusione del virus, preservare gli ospedali dal collasso e salvare vite umane. Da mesi questa narrazione, sostenuta anche da politici e scienziati, influenza il modo di pensare e l’agire quotidiano di ognuno*a.

Abbiamo letto ritratti di “eroi”, che portano la spesa a domicilio alle persone malate e/o anziane. Milioni di persone restano a casa e rinunciano alle visite di amici*he e familiari. Dai balconi delle nostre abitazioni riecheggiano gli applausi di ringraziamento per il personale sanitario. Mantenendo la distanza personale ci diamo l’un l’altro una pacca sulla spalla: siamo solidali!

Esiste un altro lato di questa vicinanza quasi idilliaca tra le persone: elicotteri militari volteggiano in cielo, pattuglie di soldati sorvegliano i confini delle nazioni; gli Stati colpite duramente dal virus, come l’Italia, vengono lasciati soli dai Paesi vicini. Centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni drammatiche alle porte della Fortezza Europa, abbandonate in balia del virus senza alcuna protezione. A fine marzo, il Dipartimento federale di giustizia svizzero ha deciso di sospendere gli aiuti per i minori non accompagnati che si trovano nei campi di accoglienza in Grecia.

Questo scenario fa emergere diverse domande: a chi è indirizzata la nostra solidarietà, chi raggiunge e quali sono i suoi limiti? A cosa siamo disposti a rinunciare, affinché tutti abbiano una vita migliore? Il virus Covid-19 ci pone di fronte a queste questioni. Stando a quanto ci è noto finora, le persone giovani e senza problemi di salute pregressi sopravvivono al virus senza complicazioni. In molti casi la malattia fa il suo corso senza presentare alcun sintomo o si manifesta solo con un leggero raffreddore. Al contrario, le persone a rischio sono investite dalla forza distruttrice del virus: colpite da un‘acuta forma di polmonite e da gravi problemi respiratori molte di loro muoiono. Finora in Italia il dieci percento delle persone risultate positive al virus non è sopravvissuto alla malattia. Sars-CoV-2, però, non mette a dura prova solo il nostro sistema immunitario, sanitario ed economico.

Chi viene escluso?

Le organizzazioni sociali, gli aiuti internazionali per le catastrofi o per lo sviluppo sono modi in cui può declinarsi la solidarietà, che però nel mondo globalizzato appare sempre più relegata ai margini. Le organizzazioni che si occupano di rifugiati chiedono da tempo la chiusura dei campi profughi allestiti lungo i confini esterni dell’Europa e una ripartizione delle persone all’interno dell’UE. Gli*le ambientalisti*e esigono il rispetto degli Accordi di Parigi sul clima e un maggiore sostegno per i Paesi economicamente più deboli. Ci si appella alla solidarietà dei privilegiati verso i più deboli e vulnerabili. Eppure, spesso questi appelli restano inascoltati dalla maggior parte della società e dai decisori politici. I campi profughi ai confini europei continuano a esistere e il livello di CO2 nell’aria è sempre più alto.

Allo stesso tempo si diffonde in Europa un altro tipo di solidarietà, sostenuta e alimentata dalle destre. Gruppi xenofobi si oppongono alla globalizzazione e invocano la solidarietà nazionale. Si tratta di una solidarietà che esclude chi la pensa diversamente o chi viene da un altro Paese o ha un colore di pelle diverso. Nel libro «Solidarität: Die Zukunft einer grossen Idee», Heinz Bude parla di uno “scontro delle solidarietà “, che si inasprisce in modo particolare sul tema della migrazione. Dove si inserisce allora l’attuale ondata di solidarietà e a quale modello di Europa fa riferimento? È una solidarietà aperta e inclusiva o esclude ed emargina alcune persone a scapito di altre?

Le storie riportate dai media mostrano un quadro esiguo della società e raccontano perlopiù esperienze della maggioranza dominante: il giocatore di hockey professionista e la sua malattia, un’insegnante alle prese con la didattica a distanza, un medico in servizio in un ospedale al collasso, una parrucchiera disoccupata fa la spesa per una vicina di casa anziana. Tutti*e loro sono state sicuramente colpiti*e dalla crisi, ma molti*e altri*e restano nell’ombra: i*le lavoratori*rici stagionali, le persone senza dimora, richiedenti asilo e rifugiate. Persone che vivono vicini a noi e in Paesi più lontani. Ognuno*a di loro avrebbe una storia da raccontare, ma raramente hanno la possibilità di far sentire la propria voce.

Il nostro comportamento è fondamentale

Molte volte proprio nel momento di crisi si traccia la linea di demarcazione tra l’inclusione e l’esclusione delle persone. Nel corso della storia dell’umanità la solidarietà è stata riservata per secoli ai membri della propria famiglia e stirpe. Forse è più semplice esprimere la propria vicinanza a chi è più simile a noi dal punto di vista sociale e culturale. Se la si confina entro i limiti territoriali del proprio Paese di appartenenza il nazionalismo è a un passo.

Gli inviti di un Presidente possono essere un impulso, ma la solidarietà non la si può comandare. Se supererà la pandemia, noi tutti*e dovremo rafforzare la nostra empatia per estendere i confini della solidarietà. Alla fine, essa ha valore solo se si traduce in azioni concrete. Le possibilità in questo senso sono molte: potremmo chiamare tutte le persone sole, chi continua a percepire uno stipendio potrebbe mettere da parte più soldi possibili che in questo momento delicato potrebbero essere usati dalle organizzazioni umanitarie. Una raccolta firme potrebbe richiedere l*accoglienza dei minori non accompagnati che attualmente vivono nei campi profughi in Grecia. Si potrebbero appendere alle reti che circondano i parchi delle nostre città vestiti e generali alimentari per le persone che ne hanno bisogno, come accaduto a Berlino e Amburgo.

La pandemia che stiamo vivendo presenta al tempo stesso pericoli e possibilità. È comprensibile che i Paesi particolarmente colpiti dal virus in questo momento pensino soprattutto ai propri interessi, così come ognuno di noi rivolge la propria attenzione prima di tutto a sé stesso, ai*lle nostri*e amici*he e familiari. Il passo successivo è determinante: guardare al nazionalismo isolazionista o capire una volta per tutte che siamo un’unica umanità su un unico pianeta?

Forse allora Sars-CoV-2 può fornirci un ulteriore insegnamento. Quando indossiamo le mascherine, manteniamo le distanze personali e assistiamo al calare della diffusione del virus, vediamo che ogni singolo individuo può fare la differenza. Il nostro comportamento è decisivo per il futuro. Il potere del singolo individuo e la solidarietà partecipata che supera i confini nazionali, infatti, possono farci uscire una volta per tutte dal momento di crisi.

Infobox:

Solidarietà: [der. di solidario, sull’esempio del fr. solidarité] designa, su un piano etico e sociale, il rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento di appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità.

Fonte: Treccani

Articolo tratto dal giornale di strada svizzero Surprise / INSP.ngo ­SIMON JÄGGI

Citazioni:

  1. A chi è indirizzata la nostra solidarietà e quali sono i suoi limiti?
  2. Emergono molte domande e aspetti poco chiari
  3. Così facendo il nazionalismo è dietro l’angolo
  4. La solidarietà ha valore se la si traduce in azioni concrete

Didascalie:

  1. Alcuni disegni dei*lle bambini*e della scuola materna di Millan
  2. Chi solidarizza con le persone che non riescono a far sentire la propria voce
  3. Bolzano, marzo 2020
  4. Nel dibattito attuale si discutono solo alcuni dei temi più importanti
  5. Se davverò sarà così, dipenderà anche dalla nostra capacità di essere solidale

Chiamata alle donazioni: Auita zebra. a rialzarsi

zebra. al dieci del mese: non questa volta. Il giornale di strada si attiene alle misure per il contenimento del contagio da Corona Virus. Salute e sicurezza ora vengono prima di tutto il resto. Per chi ogni giorno vende il giornale per le strade dell’Alto Adige, all’aperto e a stretto contatto con le persone, la situazione attuale non può che essere drammatica. Più di 60 venditori, che vivono situazioni di difficoltà, dipendono strettamente dalla vendita del giornale che, spesso, è la loro unica fonte di reddito. Per provare ad attutire questo duro colpo, l‘OEW- Organizzazione per Un Mondo solidale chiede agli altoatesini un piccolo aiuto e, per l’occasione, ha creato una campagna di donazioni.

La sera del 9 marzo, proprio prima dell’inizio della vendita dell’edizione scolastica di zebra., è giunta la notizia dell’estensione della “zona rossa” in tutto il Paese. In piena notte, l’OEW ha subito contattato i venditori, le venditrici e i punti vendita del giornale per bloccarne la distribuzione. “Siamo a stretto contatto con tutte le persone coinvolte, la comunicazione ha funzionato molto bene. Ora però dobbiamo essere pronti a rispondere ai bisogni e alle domande dei venditori e delle venditrici”, afferma Matthäus Kircher, direttore dell’OEW.

L’edizione scolastica di zebra.2020 resta in magazzino
I più di 10.000 esemplari del numero di marzo, un’edizione speciale curata dagli studenti del liceo di scienze sociali “Josef Gasser” di Bressanone, non potranno più riempire le strade dell’Alto Adige. Già nelle scorse settimane era diventato chiaro che non ci sarebbe stata una presentazione pubblica assieme agli studenti e ai venditori e, in previsione di quello che sarebbe accaduto, erano già state prese delle precauzioni. Lo streetworker Alessio Giordano afferma: “Abbiamo contattato i colleghi del giornale di strada milanese “Scarp de tenis” per chiedere consiglio, abbiamo subito comprato guanti protettivi e disinfettante, distribuendo inoltre materiale informativo in più lingue ai venditori. Ora però la situazione è completamente cambiata”, sottolinea Giordano.

Donate o ordinate il numero solidale di zebra.
Per le persone che, ogni mese, vendono zebra. sulle strade dell’Alto Adige, la situazione attuale rappresenta un momento di crisi. Per sostenere i venditori in situazioni difficili, l’OEW ha istituito il progetto zebra.support. “Non siamo preparati ad una situazione così eccezionale, più di 60 persone necessitano di un supporto, ora!” afferma la caporedattrice di zebra., Lisa Frei. Il team di zebra. ha deciso di lanciare la campagna “#zebrasolidarity” rivolgendosi a tutti i lettori, gli amici e i sostenitori del giornale di strada.
Per sostenere zebra. basta effettuare una donazione al conto dedicato dell’OEW presso la Raiffeisenkasse Valle Isarco (Iban: IT 68 S 08307 58221 000300004707, causale: zebra.support). Tutti coloro che doneranno un minimo di 10 euro, scrivendo nella causale “zebrasolidarity”, riceveranno direttamente a casa il numero di zebra. che, questo mese, non sarà possibile trovare sulle strade dell’Alto Adige. Ogni euro sarà utilizzato per il programma di sostegno ai venditori e alle venditrici. Per ulteriori informazioni: 0472 208204.

-> Clicca qui per il trasferimento Paypal.

 

 

Hilf zebra. aus der Patsche!

zebra. am Zehnten: diesmal nicht. Die Straßenzeitung hält sich an die notwendigen Vorschriften zur Eindämmung der Corona-Krise. Die Gesundheit und die Sicherheit aller geht jetzt vor. Für jene,  die die Zeitung von Mensch zu Mensch im öffentlichen Raum verkaufen,  ist die aktuelle Situation jedoch existenzbedrohend. 

Über 60 Verkäufer*innen in schwierigen Lebenslagen sind auf das Einkommen durch den Straßenverkauf angewiesen, oft ist es ihr einziges. Jetzt bleibt es aus. Die OEW-Organisation für eine solidarische Welt bittet daher die Südtiroler*innen um Unterstützung und hat ein Spendenkonto eingerichtet.

Am Vorabend zum Verkaufsstart der zebra.Schulausgabe 2020 erreichte das Sozialprojekt die Nachricht von bevorstehenden Ausgangssperren. Noch in der Nacht zum Dienstag wurden daraufhin alle Verkäufer*innen der Straßenzeitung und die Ausgabestellen von der OEW kontaktiert, um die Ausgabe der Zeitung zu verhindern. „Wir stehen in engem Kontakt mit allen Beteiligten, die Kommunikation hat reibungslos funktioniert. Jetzt gilt es, für die Sorgen und Fragen der Verkäufer*innen da zu sein“, sagt OEW-Geschäftsführer Matthäus Kircher.

Schul-Ausgabe 2020 bleibt im Magazin
Die mehr als 10.000 Exemplare der zebra. März-Ausgabe, eine Sonderausgabe in Zusammenarbeit mit dem Sozialwissenschaftlichen Gymnasium „Josef Gasser“ in Brixen, können nun  nicht verkauft werden. Schon vergangene Woche wurde klar, dass es die für die Schul-zebra. übliche gemeinsame Präsentation mit Schüler*innen und Verkäufer*innen nicht geben wird. In Anbetracht der Lage wurden für den geplanten Verkaufsstart Vorkehrungen getroffen. Streetworker Alessio Giordano sagt: „Wir haben die Kolleg*innen der Mailänder Straßenzeitung Scarp de tenis um Rat gefragt, Schutzhandschuhe und Desinfektionsmittel gekauft, mehrsprachiges  Informationsmaterial vorbereitet.“ Jetzt sei die Lage jedoch eine andere, so Giordano.

Spenden oder Solidaritäts-zebra. bestellen
Die Einstellung der Tätigkeit bedeutet für die Männer und Frauen, die zebra. allmonatlich zu den Menschen in Südtirol bringen, einen totalen Einkommensausfall.  Um in schwierigen Situationen schnell unterstützend agieren zu können, hat die OEW 2017 das Unterstützungsprojekt zebra.support ins Leben gerufen. „Für eine derartige Extremsituation sind wir jedoch nicht gerüstet, über 60 Menschen brauchen jetzt dringend Unterstützung!“,  betont zebra.Redaktionsleiterin Lisa Frei.  Das Team von zebra. richte sich daher mit der Kampagne „#zebrasolidarity“ an alle Leser*innen, Freund*innen und Unterstützer*innen der Straßenzeitung:
Bitte unterstützen Sie die zebra.Verkäufer*innen. durch eine Zuwendung auf das OEW-Spendenkonto bei der Raiffeisenkasse Eisacktal (Iban: IT 68 S 08307 58221 000300004707, Überweisungsgrund: zebra.Support). All jenen, die eine Spende ab 10 Euro tätigen und den Überweisungsgrund „zebrasolidarity“ angeben, schickt die OEW außerdem eine Solidaritäts-zebra., ein Exemplar der vorerst nicht erhältlichen Ausgabe der Straßenzeitung, direkt nach Hause. Jeder Euro fließt in das Unterstützungsprogramm für die Verkäufer*innen. Weitere Informationen:  www.oew.org/zebra, zebra@oew.org, Tel. 0472 208204

-> Hier geht’s zur Paypal-Überweisung.

Nein zu diesem Gesetz zur Antidiskriminierung!

Gesetz zur Einrichtung der Antidiskriminierungsstelle – Vereine distanzieren sich

Am Mittwoch, 3.6.2020, bezog die OEW gemeinsam mit rund 17 Vereinen in Bozen Stellung zum unzureichenden Gesetzesentwurf, der die Zuständigkeiten der lange geforderten Antidiskriminierungsstelle festlegen sollte. Dabei wurde kaum eine Forderung der Vereine, die schon seit Jahrzehnten zum Thema in Südtirol arbeiten, berücksichtigt. Unter anderem wurde der Themenbereich „Gender“ gänzlich aus dem Entwurf gestrichen, obwohl die meisten Diskriminierungen in Italien darauf basieren. Mehr lesen „Nein zu diesem Gesetz zur Antidiskriminierung!“

Weltladenlieferservice #stayhomelivefair

Bleib zuhause, aber fair: Mit diesem Slogan ruft die Weltfairtradeorganisation derzeit zum Kauf fairer Produkter auf. Der Faire Handel unterstüzt fast ausschließlich kleinbäuerliche Kooperativen, die durch den derzeitigen Einkommensausfall um ihre Existenz und um die Gesundheitsversorgung in ihren Ländern bangen müssen. Auch die Weltläden Südtirols arbeiten daran, dass es nicht soweit kommt. Da sie den Einkommensausfall selbt schwer in der Kasse spüren, haben einige nun einen Hauslieferservice für faire Lebensmittel gestartet. Auf der Webseite www.weltladen.bz.it findet ihr heraus, welche der Läden zu Fuß, mit dem Rad oder mit dem Auto faire Lebensmittel und Osterschleckereien direkt zu euch nachhause bringen. Und glaubt uns: Fair lebt es sich auch zuhause besser.

Hauslieferdienst fürs Eisacktal durch zebra.Verkäufer

Seit gestern liefern #zebra.Verkäufer Festus Ezirike und Maria Holzknecht vom Hauspflegedienst der Bezirksgemeinschaft Eisacktal auf Anfrage Lebensmittel an Menschen in Notsituationen. Bewohner*innen des Eisacktals, die selbst keine Einkäufe tätigen können, können sich telefonisch unter 0472/820591 (8:30 -12 Uhr von Mo-Fr) melden. Mehr lesen „Hauslieferdienst fürs Eisacktal durch zebra.Verkäufer“